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Dic 03

Costituiamo(ci) per “lei”

costituzione

La Costituzione, già, quella bella,quella vera, quella sofferta, quella Carta merita rispetto.

Ne hanno fatto un volantino pubblicitario, di quelli che si infilano dentro la cassetta della posta.

Ne hanno fatto una bandierina renziana, della costituzione. Fa male solo scriverlo, tanto male, figuriamoci soffermarci a pensarlo. Non ci è stata regalata, donata, arrivata dal cielo come manna. E’ stata pianta e sudata. Scritta da più voci del panorama politico del dopoguerra, accomunati da un unico obiettivo: il bene collettivo.

Erano in 75, tra democristiani, comunisti, socialisti, repubblicani. Uniti nonostante le differenti ideologie in un solo disegno. In un solo grande progetto: restituire dignità a un Paese che aveva perso tutto. Soprattutto la dignità.

Il sentire riecheggiare, oggi, quest’ossessivo sì, sì, sìi, quasi fosse uno scaldarsi la voce prima dell’esibizione fa ripiombare tutto nella più triste, miope e becera dimensione della politica. Con l’amaro sapore e il pungente odore dell’allarmismo, del panico, del terrore.

Hanno generato terrore e paura. Hanno evocato fallimenti di ogni sorta, bancari, sociali, umani; hanno richiamato rendez vous di governi tecnici, di nuove tasse, di diavolerie varie, di resuscitati Berlusconi, D’alema, di redivivi Craxi, perfino.

Ma chi è a volerla davvero questa nuova costituzione? Chi l’ha incoraggiata, “sponsorizzata”?

Beh, chi, se non i famigerati poteri forti, quelli tanto denigrati inizialmente da Renzi ma permanentemente sulla sua bocca e, soprattutto, sulla sua spalla. Dall’inizio.Tra una pacca e una strizzatina d’occhio, questi poteri, soprattutto quelli finanziari, l’hanno voluta, cercata, e trovata questa nuova Costituzione, e l’hanno avuta. In parlamento.

Ora tocca a noi. Solo noi possiamo salvarla, il prossimo 4 dicembre.

Noi che ai poteri forti non apparteniamo, noi che in quella meravigliosa Carta ci riconosciamo e identifichiamo, noi che non abbiamo paura del cambiamento, come ci viene “rimproverato”.

Piuttosto abbiamo paura dell’accanimento. Dell’accanimento verso la sola cosa che non deve essere cambiata in questo sciagurato Paese che procede alla rovescia, da sempre. La Costituzione è sempre andata nel verso giusto. Continuiamo a farla camminare su quella strada, è un dovere. Ce lo dobbiamo.

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