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Ago 11

Senza resa. Mai

Giorni, settimane, mesi che sono proprio io per prima a non passare da “queste parti”. Eppure la scelta  fu il solenne : Si passa da Sonia.

In verità ogni tanto un saltino ce l’ho anche fatto, ma ecco che la sopraffazione di assenza di ispirazione aveva la meglio.  Nonostante  sia un blog nato con le premesse di spazio libero, onnicomprensivo, creativo,  provocatorio, tutto ciò che sono io per capirci, non ha senso negare che il pensiero tormentone (proprio nella sua accezione di tormento)  è  concentrato lì. Alla politica. Ma dai? E, com’è?  In buona parte perché ho una passione mai sopita per la storia politica, in grossissima parte perché  le balle di tutti sono ormai  stracolme. I nostri – loro  neuroni afflitti, e menti che cercano di allinearsi con le contorsioni di ogni genere e grado  di questi personaggi.

Eppure oggi avrei voluto passare in rassegna un bel film , con tanto di analisi tecnica, uno di quelli, e ce ne sono a bizzeffe, che riescono a portarti lontano, in mezzo a sogni e isole narrative incontaminate, almeno per un paio d’ore.  Ma, francamente, mi è passata anche questa di voglia. Chissà, saranno tutte queste voci che mi chiamano, e non sono schizofrenica giuro! ma che sento e voglio sentire. Voci che arrivano da un popolo che il mio  poi tanto non è. Troppo lontani, troppo italiani. Con cuore e cervello proiettati un ipotetico sistema di perbenismo sciagurato, incapaci per decenni di cogliere il vero, che altro non è se non lo sviluppo sincronizzato con l’opportunità.

Continuano a chiedere l’abolizione dell’ Imu, di regolamentare gli sbarchi, Urlano, si dimenano per gli scandali. Quelli della cattiva politica. Si meravigliano, pure.  Ma da dove li prendono questi spunti illuminati,  dai manuali di sopravvivenza per le giovani marmotte? E’ dall’anno 1948 che è iniziatol comincia l’irreversibile. E qui mi fermo.

Non ho nessunissima voglia, né alcuna vocazione di ergermi a dispensatrice di pseudo verità,  o di  concedermi “pose” da intellettuale. Ho molta poca predisposizione in questo. Tuttavia,  come feci in uno dei miei ultimissimi status condivisi su facebook, voglio anch’io urlare. Con semplicità e voce strozzata, ma urlare. Leggete, cribbio, leggete e viaggiate  più che  mai.  Però apritelo, dannazione,  questo compartimento stagno di cervello che vi accompagna. Chiuso quello sarete, gioco -forza, costretti ad aprirne un altro, l’ennesimo.  Che non può se non essere ancora più stagnante del precedente. O forse no. Se iniziate a “infastidirlo”‘,  provando ad uscire anche solo per un millesimo di secondo da qualche schema precostituito o sovrastruttura ormai stra impostata. Un attimo, dicevo, già potrebbe cominciare ad essere sufficiente per un barlume. Perché sarete, saremo, i primi noi ad accorgerci della differenza. Fosse solo il lasso di un secondo di tempo.blog

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